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Ilaria Sgariboldi, Avvocato in Roma

Applicabilità o meno della prelazione agraria negli accordi di composizione della crisi da sovraindebitamento

12 Settembre 2023

Nel 2016 un’impresa individuale agricola ha presentato un accordo di composizione della crisi ex art. 9 L. 3/2012.

Il titolare dell’impresa era proprietario di alcuni beni e altri erano invece di proprietà di un terzo soggetto che aveva concesso, come terzo datore, ipoteca a garanzia dei debiti del primo. La proposta formulata nella procedura prevedeva, tra l’altro, la vendita in unico lotto di tutti i beni immobili (terreni agricoli e fabbricati rurali) del debitore e del terzo datore di ipoteca a un ulteriore soggetto che aveva formulato una proposta irrevocabile di acquisto, condizionata all’omologa della proposta di accordo.

Detta proposta ha superato con esito positivo il vaglio del gestore della crisi, ha ottenuto il voto favorevole del 90% dei creditori ed è stata, infine, omologata dal Giudice Delegato. Oggi la procedura è terminata con esito positivo.

Nel 2019 il coltivatore diretto del fondo confinante con uno dei terreni ricompresi nel lotto di cui sopra ha intrapreso un’azione nei confronti dell’acquirente del lotto unico, avente ad oggetto il riscatto agrario di detto bene immobile. Nel dettaglio il terreno in questione era di proprietà del terzo datore di ipoteca.

Il Tribunale di Lodi ha accolto la domanda di riscatto agrario proposta da parte attrice affermando che la vendita, seppur avvenuta nell’ambito di una procedura concorsuale, è stata formalizzata in violazione del diritto di prelazione ai sensi delle leggi n. 590/65, 817/71 e successive modifiche ed integrazioni per i seguenti motivi:

(i)            le procedure da sovraindebitamento previste dalla legge 3/2012 (accordo di composizione della crisi, piano del consumatore e liquidazione del patrimonio) sono implicitamente definite procedure concorsuali dall’articolo 6 della medesima legge 3/2012;

(ii)         di contro, il richiamato art. 8 comma 2 l. 590/1965 non reca un riferimento alle procedure concorsuali ma esclusivamente al fallimento e alla liquidazione coatta, oltre alla vendita forzata e all’espropriazione;

(iii)       pertanto, interpretando il tenore letterale della disposizione, può ritenersi che la prelazione non sia applicabile nel caso di vendita effettuata in danno al debitore, cioè senza il suo consenso, come accade nella liquidazione del patrimonio;

(iv)        ove invece la vendita avvenga in esecuzione di un piano, proposto dal debitore medesimo, ovvero in esecuzione di un accordo di composizione della crisi, la stessa non appare riconducibile alla nozione di “vendita forzata”, trattandosi di una soluzione proposta dallo stesso debitore ricorrente;

(v)          sotto tale aspetto, l’accordo di composizione della crisi appare assimilabile alla procedura di concordato preventivo, la quale, pur costituendo una procedura concorsuale, non risulta esente dall’applicazione della disciplina in materia di prelazione agraria (Cass. 4935/2010).

Sul punto, preso atto del granitico orientamento per cui l’accordo di composizione della crisi disciplinato dalla L. 3/2012 sia assimilabile alla procedura di concordato preventivo (circostanza ancor più marcata nel Codice della Crisi), a parere della scrivente, la dottrina sembrerebbe estendere gli effetti della vendita forzata anche alle vendite concordatarie. Difatti, benché le vendite concordatarie non siano qualificabili come coattive in senso stretto, non avvenendo contro la volontà del debitore ma comunque a seguito di un provvedimento giurisdizionale, è da accogliersi quell’indirizzo in forza del quale alle stesse non possono, tuttavia, negarsi gli effetti caratteristici dei trasferimenti forzati. Queste procedure realizzano infatti la garanzia che contraddistingue la responsabilità patrimoniale, e va considerata altresì la assorbente circostanza che l’atto di trasferimento è inserito in un contesto concorsuale soggetto a controlli pubblici. 

Peraltro, nonostante la procedura di accordo di composizione della crisi sia su base volontaria, così come lo è il concordato preventivo, rimane il fatto che il provvedimento di omologa, in entrambi i casi, è vincolante ed obbliga il debitore a porre in essere tutti gli atti previsti per la buona riuscita del piano.

In questo senso, quindi, avrebbe senso ricondurre anche alle vendite realizzate nell’ambito della procedure di composizione della crisi da sovraindebitamento (ormai superate dalle procedure previste dal CCII) il dettato dell’art. 8 comma 2 l. 590/1965 che esclude l’applicabilità dell’istituto della prelazione agraria, tra gli altri casi, alla vendita forzata.