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Claudia Bugno, Manager

INTERESSE NAZIONALE E COMPETITIVITÀ DEL SISTEMA IMPRESE

7 Settembre 2021

L’emergenza che il mondo sta vivendo, oltre ad aver modificato gli assetti politici ed economici globali, ha anche messo ciascuno Stato davanti alle proprie criticità sistemiche. Già prima dell’avvento della pandemia, il nostro Sistema Paese presentava molti fattori di fragilità: dal punto di vista imprenditoriale, una popolazione di PMI frammentata e in difficoltà nel sostenere la competitività internazionale e grandi gruppi industriali alle prese con profonde trasformazioni societarie; l’implosione dell’apparato istituzionale, dovuta anche alla progressiva lacerazione della funzione che avrebbero dovuto svolgere i corpi intermedi; il nodo legato al gap nello sviluppo non soltanto tra nord e sud del Paese, ma anche tra aree centrali e zone marginali. 
Si è così verificato uno scollamento del sistema produttivo dai territori ed è mutata la morfologia del sistema bancario, creando una frattura con il tessuto imprenditoriale. In questa fase è cruciale recuperare la prossimità territoriale ed un dialogo costante con le imprese locali, soprattutto per comprenderne appieno le reali esigenze. Anche a fronte della progressiva perdita di ramificazione nei territori, la pandemia ha fatto poi registrare un aumento dei crediti deteriorati nei portafogli delle banche, pur in presenza di numerose misure di rafforzamento dei bilanci.
La crisi ha ulteriormente inciso, determinando un processo di desertificazione delle aziende e un crollo delle imprese, poiché le realtà produttive hanno dovuto affrontare una contrazione della domanda interna ed esterna, che si è sommata ai problemi del mondo finanziario e a quelli derivanti dal rapido mutamento tecnologico e dalla spietata concorrenza internazionale.
In questo scenario è risultata ancor più evidente l’aggressività di alcuni attori esteri, orientati a conseguire posizioni di leadership commerciale e tecnologica in linea con i propri obiettivi geopolitici, facendo segnare un aumento del rischio di azioni di tipo predatorio e speculativo nei confronti del nostro tessuto economico, costituito perlopiù da piccole medie imprese.
La competitività non è più prerogativa assoluta delle entità statali, ma si gioca anche tra attori quali multinazionali o grandi gruppi finanziari, che talvolta hanno fatturati superiori ai PIL nazionali, è perciò necessario mettere in campo strumenti proattivi e non soltanto difensivi a tutela dell'interesse nazionale.
Data la sua natura in continua trasformazione, che muta al mutare degli assetti politici e degli ordinamenti giuridici, è necessario ragionare secondo una declinazione dinamica, operativa e proattiva di interesse nazionale, tanto che in questa fase storica assume un ruolo sempre più trasversale su diversi settori: dalla filiera sanitaria al comparto della difesa e della sicurezza, passando per le telecomunicazioni, il food e il made in Italy, senza tralasciare ambiti non immediatamente riconducibili a questo alveo come i crediti deteriorati o l’aviazione civile.
Regolatori e policy makers sono quindi chiamati a mediare tra tutti i beni primari collettivi, oggi minacciati, tutelando le filiere principali: dalla stabilità e l’efficienza del sistema bancario alla tenuta del tessuto industriale nel suo complesso. È ormai imprescindibile avere una visione di “intelligence economica” che dia vita ad interventi di sistema capaci di conciliare tutti gli interessi, sempre con uno sguardo agli scenari globali.

APPROCCIO PROATTIVO ALL’INTERESSE NAZIONALE: STRUMENTI A SOSTEGNO DELLE IMPRESE
Anche le imprese devono evolversi in relazione ai cambiamenti degli scenari internazionali, considerando e analizzando gli innumerevoli strumenti di contrasto alla crisi messi in campo. Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, nel quadro delle risorse europee afferenti al programma NextGenEU, costruito su misura per la struttura produttiva italiana, è forse il più importante tra questi, ma non è l’unico. Sempre a livello europeo ci sono le quote residue del Fondo Sviluppo e Coesione 2014-2020 e le risorse previste dal nuovo quadro finanziario pluriennale 2021-2027. Da non trascurare alcune previsioni nazionali come gli strumenti in seno a CDP, con la sua offerta integrata di finanziamenti, strumenti di equity e garanzie per sostenere la competitività delle aziende; le opportunità derivanti da SACE e le nuove funzionalità derivanti dal Decreto Rilancio (coassicurazione fra SACE e il Ministero dell’Economia e delle Finanze per il sostegno all’export, la salvaguardia delle imprese da una potenziale grave crisi di liquidità e il rilascio a condizioni di mercato di garanzie per finanziamenti); e poi ancora SIMEST, che offre finanziamenti agevolati per attività di internazionalizzazione; con specifico riferimento alle PMI, è stata potenziata l’operatività del Fondo centrale di garanzia con l’obiettivo di favorire l’accesso al credito; da citare poi il Fondo nazionale Innovazione, il nuovo Piano Nazionale Transizione 4.0 (Industria 4.0) e molto altro ancora, come le misure inserite nei recentissimi decreti Semplificazioni e Sostegni bis.
Claudia Bugno, Manager

23 Giugno 2021 14:29

QUASI 10 ANNI DI GOLDEN POWER ITALIANO NELLA CORNICE EUROPEA DI RIFERIMENTO
In una logica di “doppio binario”, oltre agli strumenti proattivi appena descritti, già da tempo il nostro Paese ha previsto alcune misure difensive di tutela dell’interesse nazionale. Il riferimento è, in particolare, ai poteri speciali introdotti dal decreto legge n. 21 del 15 marzo 2012, convertito con modifiche dalla legge 11 maggio 2012, n.56, e concernenti le imprese che svolgono “attività di rilevanza strategica per il sistema di difesa e sicurezza nazionale” nonché quelle che detengono “le reti e gli impianti, i beni e i rapporti di rilevanza strategica per il settore dell’energia, dei trasporti e delle comunicazioni”. La legge ha poi individuato delle “operazioni rilevanti”, che per essere attuate devono essere oggetto di notifica e su cui lo Stato può decidere di intervenire attraverso l’utilizzo dei golden powers.
Negli anni, con l’evolversi degli equilibri economici e politici mondiali, la normativa ha subito diverse modifiche, volte in particolare ad ampliare i settori considerati strategici e ad abbassare le soglie per l’obbligo di notifica. Come riflesso del contesto socio-economico, lo Stato non compie più azioni finalizzate soltanto a salvaguardare la stabilità finanziaria, ma ha acquisito poteri di intervento sugli investimenti stranieri in modo più pervasivo e una capacità di analisi economico-politica molto approfondita.
Si evidenzia un nuovo imperativo economico per affrontare l’aggravarsi della crisi: dare priorità ad alcuni settori privati per tutelarli e valutare il loro impatto sul debito sovrano e sulle casse pubbliche. Un altro obiettivo importante sembra essere il salvataggio dei titoli nazionali, anche tramite l’acquisizione di quote, con possibili ripercussioni sul commercio e sulla concorrenza, poiché le imprese partecipate   dallo   Stato   dovranno   competere   per   un   lungo   periodo   al   termine dell’emergenza sanitaria ( https://aspeniaonline.it/from-golden-parachutes-to-golden-shares/).
Allo stesso modo, l’inserimento dei soggetti intra-UE che assumono il controllo delle società operanti nei settori strategici di interesse nazionale nel novero di coloro che sono tenuti all’obbligo notifica, sembra andare oltre il Regolamento UE 2019/452 (https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/PDF/?uri=CELEX:32019R0452&from=EN)sugli investimenti esteri diretti, che fa riferimento alla sanità, ai farmaci e alla sicurezza alimentare, nel tentativo armonizzare gli interventi di tutti gli Stati membri.
Nel quadro normativo offerto dal citato Regolamento, riferimento per i singoli paesi per determinare se un investimento diretto estero può incidere o meno sulla sicurezza o sull’ordine pubblico nazionale, prende avvio la riflessione su una cooperazione europea per la gestione dei flussi di investimento in entrata e sul rafforzamento della sicurezza della governance macro- economica dell’Unione. Si inseriscono infatti in questo contesto le preoccupazioni riguardo l’assalto predatorio a progetti strategici europei, avvalorata dalle acquisizioni di infrastrutture per la realizzazione della “nuova via della seta” e dai programmi economici cinesi di automazione industriale digitalizzazione dei processi produttivi.
Tuttavia, gli sforzi fatti dall’UE potrebbero essere frenati dal fatto che nel tempo è stato rafforzato il mercato interno senza però definire una politica industriale e un sistema competitivo comuni che permettessero di definire chiaramente il proprio ruolo geopolitico (Il regolamento europeo per il controllo degli investimenti diretti esteri. Opportunità od occasione mancata per i poteri speciali dell’Unione europea? Stefania Gliubich).
Anche in virtù di questo indirizzo europeo, i poteri speciali hanno assunto un ruolo sempre più preminente all’interno delle agende delle forze politiche e dei governi che si sono succeduti negli ultimi anni.
Con il Decreto Liquidità si è aggiunto un ulteriore tassello in un’ottica di ritorno al presidio pubblico e di una governance sempre più forte a tutela dell’economia nazionale: se con il passaggio dal golden share al golden power l’Italia è passata “da uno Stato imprenditore ad uno Stato supervisore”, che esercitava un potere oppositivo, prescrittivo e interdittivo (https://www.sicurezzanazionale.gov.it/sisr.nsf/wp-content/uploads/2020/01/GNOSIS-golden-power-intelligence.pdf), oggi si sta compiendo un progresso ulteriore, con uno Stato che si è trasformato in attore stratega, con facoltà di intervenire sugli investimenti stranieri in modo più pervasivo e di effettuare delle analisi approfondite da un punto di vista economico e politico (https://formiche.net/2021/02/garofoli-golden-power/).
Guardando all’attualità, il Governo Draghi ha utilizzato per la prima volta i golden powers per bloccare l'acquisizione da parte del gruppo cinese Shenzen Invenland Holdings del 70% della Lpe di Baranzate, azienda produttrice di semiconduttori - di natura strategica perché utilizzati per realizzare smartphone, tablet, elettrodomestici, automobile e anche nel settore della difesa. Recentemente il Governo ha nuovamente esercitato i poteri speciali relativi al Golden Power Con riferimento alla costruzione e all’aggiornamento delle reti di accesso 5G, in questo caso dopo una notifica di Vodafone Italia.
Questo atteggiamento istituzionale difensivo ed interventistico non è tipico solo dell’Italia, in quanto il rafforzamento dei golden powers è un’esigenza avvertita da tutto il mondo occidentale e ha spinto all’adozione di nuove leggi in paesi come la Germania, gli USA e la Francia. Si è parlato, a questo proposito, di «corsa agli armamenti giuridici», dove interessi nazionali, geopolitici e geoeconomici si mescolano tra loro (L.Urnaudo, A l’economie comme à la guerre. Note su Golden power, concorrenza e geo-economia, in Merc. Con. Reg., 2017, 3, 436). Sebbene sia doveroso difendere i settori strategici, bisogna comunque sempre trovare un equilibrio tra la loro protezione e la mancata distorsione dei mercati, rinnovando in chiave prospettica il tradizionale concetto di interesse nazionale.

POSSIBILI SVILUPPI DELL’INTERESSE NAZIONALE 
Il tema dell’interesse nazionale e del golden power, oltre a essere particolarmente delicato, necessita anche di uno studio continuo e meticoloso delle tendenze macroeconomiche. Una conoscenza approfondita e accurata permetterebbe anche di accelerare i tempi di reazione del governo durante una crisi. Specifiche attività di monitoraggio, poi, consentirebbero di controllare i mercati, fare analisi predittive, fornendo all’esecutivo elementi utili per il pieno e sano esercizio dei suoi poteri speciali (Angelini R., Idée per una modernizzazione del golden power, https://www.sicurezzanazionale.gov.it/sisr.nsf/wp-content/uploads/2020/01/GNOSIS-golden-power-intelligence.pdf). La complessità del nostro sistema produttivo, estremamente parcellizzato e ulteriormente indebolito dalla crisi in corso, in uno scenario nazionale costellato da criticità perpetue di qualsiasi natura (da ultimo quella sanitaria) e in un contesto geopolitico internazionale in costante mutamento, evidenzia l’esigenza di sviluppare alleanze sul business supportando ed accompagnando con capacità predittiva i processi di M&A. Non è peraltro da escludere che in futuro il sistema dei poteri speciali che oggi riguarda, appunto, prevalentemente le attività di M&A, possa investire anche tematiche legate alle persone e alle competenze, come ad esempio servizi e attività professionali, rinomati studi legali o commerciali, società di professionisti e di advisory. L’Italia deve operare in chiave preventiva e avere una strategia precisa, aprendosi a nuove sfide e dotandosi di capacità analitiche innovative in grado di tutelare l’interesse nazionale nel rispetto e nella comprensione delle leggi di mercato. Nasce quindi l’esigenza di allestire una strumentazione che fornisca alle amministrazioni le capacità di pianificazione strategica. Questo processo deve partire da alcuni predefiniti parametri di competenze, incluse le soft skills, e di formazione costante. Le nuove competenze sono centrali anche in riferimento ai temi di digitalizzazione, innovazione, competitività, per acquisire le competenze per le professioni di oggi e di domani. Proprio per supportare questa transizione digitale delle competenze è imprescindibile utilizzare in modo efficiente ed efficace tutte le risorse a disposizione, a partire da quelle del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza che, non a caso, dedica 9,75 miliardi alla digitalizzazione, innovazione e sicurezza nella PA, anche e soprattutto con riferimento alle competenze dei manager pubblici. Costruire le competenze del futuro in chiave innovativa è infatti fondamentale per rafforzare il sistema Paese e raggiungere quell’autosufficienza nazionale che consenta di sopravvivere alla crisi e rilanciarsi. Ciò potrà avvenire, dunque, soprattutto con investimenti volti ad irrobustire la governance pubblica, attraverso un impulso alle competenze e alle strutture, delineando servizi di assistenza di maggior prossimità rispetto alle mutate esigenze e alla nuova strumentazione multilivello predisposta: occorre creare una nuova classe dirigente completamente riformata secondo una logica sì difensiva dell’interesse nazionale, ma che sia soprattutto in grado di declinarla anche in chiave proattiva ed operativa.
Per supportare questo rinnovamento non si può prescindere dalla cooperazione tra settore pubblico e mondo privato, soprattutto al fine di raccordare e favorire la sinergia degli interventi. In questo senso, dal Next Generation Eu deriva la grande opportunità di rinnovare l’apparato pubblico e, al contempo, stimolare l’iniziativa privata, dando vita a quella complementarietà che assume un ruolo sempre più cruciale per una strategia condivisa di tutela dell’interesse nazionale
Luciano Panzani, già Presidente della Corte d'Appello di Roma

23 Giugno 2021 19:23

QUASI 10 ANNI DI GOLDEN POWER ITALIANO NELLA CORNICE EUROPEA DI RIFERIMENTO
In una logica di “doppio binario”, oltre agli strumenti proattivi appena descritti, già da tempo il nostro Paese ha previsto alcune misure difensive di tutela dell’interesse nazionale. Il riferimento è, in particolare, ai poteri speciali introdotti dal decreto legge n. 21 del 15 marzo 2012, convertito con modifiche dalla legge 11 maggio 2012, n.56, e concernenti le imprese che svolgono “attività di rilevanza strategica per il sistema di difesa e sicurezza nazionale” nonché quelle che detengono “le reti e gli impianti, i beni e i rapporti di rilevanza strategica per il settore dell’energia, dei trasporti e delle comunicazioni”. La legge ha poi individuato delle “operazioni rilevanti”, che per essere attuate devono essere oggetto di notifica e su cui lo Stato può decidere di intervenire attraverso l’utilizzo dei golden powers.
Negli anni, con l’evolversi degli equilibri economici e politici mondiali, la normativa ha subito diverse modifiche, volte in particolare ad ampliare i settori considerati strategici e ad abbassare le soglie per l’obbligo di notifica. Come riflesso del contesto socio-economico, lo Stato non compie più azioni finalizzate soltanto a salvaguardare la stabilità finanziaria, ma ha acquisito poteri di intervento sugli investimenti stranieri in modo più pervasivo e una capacità di analisi economico-politica molto approfondita.
Si evidenzia un nuovo imperativo economico per affrontare l’aggravarsi della crisi: dare priorità ad alcuni settori privati per tutelarli e valutare il loro impatto sul debito sovrano e sulle casse pubbliche. Un altro obiettivo importante sembra essere il salvataggio dei titoli nazionali, anche tramite l’acquisizione di quote, con possibili ripercussioni sul commercio e sulla concorrenza, poiché le imprese partecipate   dallo   Stato   dovranno   competere   per   un   lungo   periodo   al   termine dell’emergenza sanitaria ( https://aspeniaonline.it/from-golden-parachutes-to-golden-shares/).
Allo stesso modo, l’inserimento dei soggetti intra-UE che assumono il controllo delle società operanti nei settori strategici di interesse nazionale nel novero di coloro che sono tenuti all’obbligo notifica, sembra andare oltre il Regolamento UE 2019/452 (https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/PDF/?uri=CELEX:32019R0452&from=EN)sugli investimenti esteri diretti, che fa riferimento alla sanità, ai farmaci e alla sicurezza alimentare, nel tentativo armonizzare gli interventi di tutti gli Stati membri.
Nel quadro normativo offerto dal citato Regolamento, riferimento per i singoli paesi per determinare se un investimento diretto estero può incidere o meno sulla sicurezza o sull’ordine pubblico nazionale, prende avvio la riflessione su una cooperazione europea per la gestione dei flussi di investimento in entrata e sul rafforzamento della sicurezza della governance macro- economica dell’Unione. Si inseriscono infatti in questo contesto le preoccupazioni riguardo l’assalto predatorio a progetti strategici europei, avvalorata dalle acquisizioni di infrastrutture per la realizzazione della “nuova via della seta” e dai programmi economici cinesi di automazione industriale digitalizzazione dei processi produttivi.
Tuttavia, gli sforzi fatti dall’UE potrebbero essere frenati dal fatto che nel tempo è stato rafforzato il mercato interno senza però definire una politica industriale e un sistema competitivo comuni che permettessero di definire chiaramente il proprio ruolo geopolitico (Il regolamento europeo per il controllo degli investimenti diretti esteri. Opportunità od occasione mancata per i poteri speciali dell’Unione europea? Stefania Gliubich).
Anche in virtù di questo indirizzo europeo, i poteri speciali hanno assunto un ruolo sempre più preminente all’interno delle agende delle forze politiche e dei governi che si sono succeduti negli ultimi anni.
Con il Decreto Liquidità si è aggiunto un ulteriore tassello in un’ottica di ritorno al presidio pubblico e di una governance sempre più forte a tutela dell’economia nazionale: se con il passaggio dal golden share al golden power l’Italia è passata “da uno Stato imprenditore ad uno Stato supervisore”, che esercitava un potere oppositivo, prescrittivo e interdittivo (https://www.sicurezzanazionale.gov.it/sisr.nsf/wp-content/uploads/2020/01/GNOSIS-golden-power-intelligence.pdf), oggi si sta compiendo un progresso ulteriore, con uno Stato che si è trasformato in attore stratega, con facoltà di intervenire sugli investimenti stranieri in modo più pervasivo e di effettuare delle analisi approfondite da un punto di vista economico e politico (https://formiche.net/2021/02/garofoli-golden-power/).
Guardando all’attualità, il Governo Draghi ha utilizzato per la prima volta i golden powers per bloccare l'acquisizione da parte del gruppo cinese Shenzen Invenland Holdings del 70% della Lpe di Baranzate, azienda produttrice di semiconduttori - di natura strategica perché utilizzati per realizzare smartphone, tablet, elettrodomestici, automobile e anche nel settore della difesa. Recentemente il Governo ha nuovamente esercitato i poteri speciali relativi al Golden Power Con riferimento alla costruzione e all’aggiornamento delle reti di accesso 5G, in questo caso dopo una notifica di Vodafone Italia.
Questo atteggiamento istituzionale difensivo ed interventistico non è tipico solo dell’Italia, in quanto il rafforzamento dei golden powers è un’esigenza avvertita da tutto il mondo occidentale e ha spinto all’adozione di nuove leggi in paesi come la Germania, gli USA e la Francia. Si è parlato, a questo proposito, di «corsa agli armamenti giuridici», dove interessi nazionali, geopolitici e geoeconomici si mescolano tra loro (L.Urnaudo, A l’economie comme à la guerre. Note su Golden power, concorrenza e geo-economia, in Merc. Con. Reg., 2017, 3, 436). Sebbene sia doveroso difendere i settori strategici, bisogna comunque sempre trovare un equilibrio tra la loro protezione e la mancata distorsione dei mercati, rinnovando in chiave prospettica il tradizionale concetto di interesse nazionale.

POSSIBILI SVILUPPI DELL’INTERESSE NAZIONALE 
Il tema dell’interesse nazionale e del golden power, oltre a essere particolarmente delicato, necessita anche di uno studio continuo e meticoloso delle tendenze macroeconomiche. Una conoscenza approfondita e accurata permetterebbe anche di accelerare i tempi di reazione del governo durante una crisi. Specifiche attività di monitoraggio, poi, consentirebbero di controllare i mercati, fare analisi predittive, fornendo all’esecutivo elementi utili per il pieno e sano esercizio dei suoi poteri speciali (Angelini R., Idée per una modernizzazione del golden power, https://www.sicurezzanazionale.gov.it/sisr.nsf/wp-content/uploads/2020/01/GNOSIS-golden-power-intelligence.pdf). La complessità del nostro sistema produttivo, estremamente parcellizzato e ulteriormente indebolito dalla crisi in corso, in uno scenario nazionale costellato da criticità perpetue di qualsiasi natura (da ultimo quella sanitaria) e in un contesto geopolitico internazionale in costante mutamento, evidenzia l’esigenza di sviluppare alleanze sul business supportando ed accompagnando con capacità predittiva i processi di M&A. Non è peraltro da escludere che in futuro il sistema dei poteri speciali che oggi riguarda, appunto, prevalentemente le attività di M&A, possa investire anche tematiche legate alle persone e alle competenze, come ad esempio servizi e attività professionali, rinomati studi legali o commerciali, società di professionisti e di advisory. L’Italia deve operare in chiave preventiva e avere una strategia precisa, aprendosi a nuove sfide e dotandosi di capacità analitiche innovative in grado di tutelare l’interesse nazionale nel rispetto e nella comprensione delle leggi di mercato. Nasce quindi l’esigenza di allestire una strumentazione che fornisca alle amministrazioni le capacità di pianificazione strategica. Questo processo deve partire da alcuni predefiniti parametri di competenze, incluse le soft skills, e di formazione costante. Le nuove competenze sono centrali anche in riferimento ai temi di digitalizzazione, innovazione, competitività, per acquisire le competenze per le professioni di oggi e di domani. Proprio per supportare questa transizione digitale delle competenze è imprescindibile utilizzare in modo efficiente ed efficace tutte le risorse a disposizione, a partire da quelle del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza che, non a caso, dedica 9,75 miliardi alla digitalizzazione, innovazione e sicurezza nella PA, anche e soprattutto con riferimento alle competenze dei manager pubblici. Costruire le competenze del futuro in chiave innovativa è infatti fondamentale per rafforzare il sistema Paese e raggiungere quell’autosufficienza nazionale che consenta di sopravvivere alla crisi e rilanciarsi. Ciò potrà avvenire, dunque, soprattutto con investimenti volti ad irrobustire la governance pubblica, attraverso un impulso alle competenze e alle strutture, delineando servizi di assistenza di maggior prossimità rispetto alle mutate esigenze e alla nuova strumentazione multilivello predisposta: occorre creare una nuova classe dirigente completamente riformata secondo una logica sì difensiva dell’interesse nazionale, ma che sia soprattutto in grado di declinarla anche in chiave proattiva ed operativa.
Per supportare questo rinnovamento non si può prescindere dalla cooperazione tra settore pubblico e mondo privato, soprattutto al fine di raccordare e favorire la sinergia degli interventi. In questo senso, dal Next Generation Eu deriva la grande opportunità di rinnovare l’apparato pubblico e, al contempo, stimolare l’iniziativa privata, dando vita a quella complementarietà che assume un ruolo sempre più cruciale per una strategia condivisa di tutela dell’interesse nazionale
Claudia Bugno ci ha offerto un quadro articolato delle norme che disciplinano il ricorso al golden power (non più della golden share) a tutela di asset strategici del nostro Paese. Mi pare particolarmente importante il rilievo che si passa dallo Stato imprenditore allo Stato stratega, che non si limita all’esercizio di semplici poteri di controllo per svolgere invece anche una funzione di indirizzo. 
Dal punto di vista della ristrutturazione delle imprese in difficoltà, va sottolineato che la ricerca di un soggetto investitore può comportare anche i problemi indicati da Claudia Bugno. Basta pensare alla vicenda Ilva, dove sia pur per molteplici ragioni legate anche alla tutela dell’ambiente e della salute dei lavoratori, è in gioco la futura esistenza della produzione in Italia dell’acciaio.
Sovente le ristrutturazioni incontrano difficoltà che sono estranee alle cause che hanno provocato la situazione di crisi. Così è anche nel caso degli aiuti di Stato, fortemente vincolati dall’art. 107 TFUE. Il divieto di aiuti di Stato è provvisoriamente sospeso dal Temporary Framework ("Temporary framework for State aid measures to support the economy in the current COVID-19 outbreak - COM 2020/C 91 I/01") approvato dalla Commissione all’indomani della pandemia. Si tratta però di un regime legato appunto alla pandemia, destinato ad esaurirsi. Ai sensi della Comunicazione della Commissione del 31.7.2014 gli aiuti in linea di principio non possono essere concessi alle imprese in difficoltà perché idonei a falsare la concorrenza in danno delle imprese sane, con l’importante precisazione che ciò non riguarda quelle imprese che sono in grado di reperire finanziamenti sul mercato e di raggiungere autonomamente accordi con i creditori per ristrutturare il debito. Vi è poi un’ampia gamma di situazioni e settori in cui gli aiuti possono essere autorizzati in via generale e preventiva o caso per caso.
Vanno poi ricordati i modelli di orientamento per aiutare gli Stati membri a elaborare i loro PNRR in conformità alle norme in materia di aiuti di Stato. Infine con la Comunicazione 2021/C 153/01, sono stati adottati i nuovi orientamenti della Commissione concernenti gli aiuti di Stato a finalità regionale per il periodo 1° gennaio 2022 - 31 dicembre 2027. 
La verità è che la ristrutturazione presuppone una chiara visione strategica, soprattutto quando non si tratti di PMI. Occorre infatti un progetto imprenditoriale adeguato e la capacità di mobilitare investimenti finanziari. Così sta avvenendo in questi mesi negli Stati Uniti nel caso di Hertz e di Latam Airlines (uno dei principali gestori delle linee aeree del Sudamerica).  Il piano di ristrutturazione di Hertz dopo un’intensa negoziazione e una gara tra due gruppi di possibili finanziatori prevede il pagamento integrale dei creditori e un parziale recupero per gli azionisti, tanto che le azioni hanno recuperato una parte del loro valore. Le previsioni per Latam, secondo alcuni commentatori, vanno nella stessa direzione.
Questa visione strategica comporta che i limiti interni ed esterni dell’attività d’impresa vanno conosciuti e valutati in anticipo per sfruttarne le opportunità evitando le sterili contrapposizioni, come la vicenda Alitalia ci ha insegnato a più riprese. 
 
Luciano Panzani