direzione scientifica
Laura De Simone, Massimo Fabiani, Salvo Leuzzi
cofondatorePaolo Trombini
comitato scientifico
Sido Bonfatti, Giuseppe Bozza, Bruno Inzitari, Giovanni Nardecchia, Ilaria Pagni, Luciano Panzani, Renato Rordorf, Giuliana Scognamiglio
Giuseppe
Cappuccio, Dottore Commercialista in Romata
La composizione negoziata alla prova dei numeri: crescita dello strumento, tempestività e sostenibilità del risanamento
6 Novembre 2026
1. Abstract
Il contributo analizza l'evoluzione della composizione negoziata della crisi d'impresa alla luce dei dati statistici più recenti, spostando l'attenzione dalla mera crescita quantitativa degli accessi alle condizioni economico-finanziarie che ne determinano l'effettivo successo. Attraverso l'esame comparativo delle performance aziendali, il lavoro evidenzia come la risanabilità dipenda dalla tempestività dell'emersione della crisi, dalla qualità delle informazioni prospettiche e dalla dimensione dell’ azienda
2. Premessa
A quattro anni e mezzo dall’ avvio operativo della composizione negoziata, i dati pubblicati da Unioncamere nel settembre 2026 consentono di formulare alcune prime considerazioni sull'effettivo utilizzo dello strumento e, soprattutto, sulle caratteristiche delle imprese che riescono a concludere favorevolmente il percorso.
La V edizione dell’ osservatorio Unioncamere sulla crisi d’impresa evidenzia un progressivo incremento sia delle istanze presentate sia dei casi conclusi con successo passati dai 594 del 2023 ai 1776 del 2025. Unioncamere rileva espressamente come lo strumento risulti sempre più utilizzato dalle imprese in crisi. Il dato quantitativo, tuttavia, rappresenta solo un primo livello di lettura. Osservatorio.pdf1.39 MB
Particolarmente interessanti, in una prospettiva aziendalistica, sono infatti le differenze che emergono tra imprese che concludono positivamente il percorso e imprese che non raggiungono una soluzione negoziale.
L'analisi porta quindi a interrogarsi non soltanto sulla crescente diffusione dell'istituto, ma sulle condizioni economiche e finanziarie in presenza delle quali la composizione negoziata può effettivamente costituire uno strumento di risanamento.
2. La progressiva diffusione della composizione negoziata
La crescita dell'utilizzo dello strumento appare ormai evidente.
Alla data considerata nel V Osservatorio risultano presentate complessivamente 4.489 istanze di composizione negoziata. L'Osservatorio ne registrava 3.483 nel novembre 2025.
Unioncamere indica una crescita del 29% nell'ultimo semestre. L'andamento trimestrale fornisce un'immagine ancora più significativa.
Secondo i dati dell'Osservatorio, l'incremento diviene particolarmente marcato a partire dal quarto trimestre 2024 e raggiunge il massimo nel quarto trimestre 2025, con 530 istanze. Il primo trimestre 2026 registra 455 nuove istanze, confermando secondo Unioncamere il trend crescente.
Anche la diffusione territoriale appare ormai significativa.
La Lombardia concentra il 22,6% delle istanze, seguita dal Lazio con l'11%, dall'Emilia-Romagna con il 9,5% e dal Veneto con il 9,2%.
Il dato relativo al Lazio assume particolare interesse: con 496 istanze, la regione rappresenta il secondo territorio nazionale per numero di accessi allo strumento.
La composizione negoziata sembra dunque aver superato una prima fase caratterizzata da un utilizzo relativamente contenuto, entrando progressivamente nella prassi degli strumenti destinati alla gestione anticipata della crisi. Quest'ultima considerazione rappresenta un'interpretazione dei dati e non necessariamente implica che la maggiore diffusione determini, di per sé, una maggiore efficacia dello strumento. Occorre quindi confrontare l'aumento delle istanze con gli esiti delle procedure.
3. I risultati del percorso negoziale
Sotto questo profilo i dati mostrano un'evoluzione altrettanto interessante. Delle 4.489 istanze complessivamente presentate, 2.847 risultano archiviate e 183 rifiutate. Tra le istanze archiviate, 594 si sono concluse con esito favorevole, pari al 21%.
Il numero dei casi di successo risulta raddoppiato rispetto all'anno precedente e superiore di 184 unità rispetto alla rilevazione di novembre 2025. Anche osservando il tasso di successo trimestrale, definito dall'Osservatorio come rapporto tra le istanze chiuse favorevolmente e il totale delle istanze archiviate, emerge un'evoluzione positiva: nell'ultimo anno il valore medio è stato del 22%, mentre nel primo trimestre 2026 si è attestato al 20,2%.
Questi dati suggeriscono di evitare due letture opposte ma ugualmente semplicistiche.
Da un lato, sarebbe riduttivo valutare l'efficacia della composizione negoziata esclusivamente sulla percentuale delle procedure concluse positivamente. Dall'altro, l'aumento delle istanze non può da solo essere considerato indicativo dell'efficacia dello strumento.
La questione maggiormente significativa diventa pertanto individuare quali condizioni distinguano le imprese che riescono a utilizzare la composizione negoziata come effettivo strumento di risanamento da quelle che accedono quando gli spazi economico-finanziari di recupero sono più ridotti.
4. Dimensione dell'impresa, tempestività e probabilità di risanamento
È proprio sotto questo profilo che l'Osservatorio fornisce uno degli elementi di maggiore interesse. Unioncamere evidenzia che le grandi imprese registrano un esito positivo del percorso negoziale nettamente superiore rispetto alle piccole imprese.
Questo elemento merita attenzione perché sposta l'analisi dalla disciplina dello strumento alle caratteristiche economico-finanziarie dell'impresa che vi accede.
La dimensione aziendale può infatti accompagnarsi a una maggiore articolazione organizzativa, a strumenti di pianificazione e controllo più strutturati e a una maggiore capacità di produrre informazioni economiche e finanziarie prospettiche. Tali elementi costituiscono possibili chiavi interpretative, che tuttavia richiederebbero un'analisi empirica ulteriore per stabilire un rapporto causale con il maggiore tasso di successo. Il dato consente però di formulare una domanda più generale: quanto incide la qualità dell'informazione economico-finanziaria disponibile sulla concreta possibilità di condurre efficacemente le trattative?
Inoltre le imprese di più grandi dimensioni, è inutile negarlo, dispongono di fondi maggiori per accedere alla consulenza di professionisti specializzati che possono orientare il cammino tra i numerosi strumenti della crisi.
La crescente diffusione della composizione negoziata induce a spostare l'attenzione dal mero dato numerico degli accessi alla qualità e, soprattutto, alla tempestività dell'accesso allo strumento.
La questione appare particolarmente rilevante se si considera la funzione stessa della composizione negoziata: offrire all'impresa un percorso nel quale verificare, con l'ausilio dell'esperto e attraverso il confronto con i creditori, l'esistenza di concrete prospettive di risanamento. Il V Osservatorio Unioncamere dedica significativamente una parte dell'analisi comparativa proprio alla “tempestività dell'emersione e della gestione della crisi”, confrontando le imprese che hanno intrapreso la composizione negoziata con quelle che hanno avuto accesso alla liquidazione giudiziale, al concordato preventivo e agli accordi di ristrutturazione dei debiti. Sotto il profilo economico-aziendale, infatti, il trascorrere del tempo può incidere profondamente sulle alternative concretamente disponibili all'impresa. La progressiva erosione della liquidità, l'accumulo di debiti scaduti, la riduzione dell'affidamento da parte dei finanziatori e il deterioramento dei rapporti con fornitori e altri stakeholder possono restringere lo spazio nel quale costruire una soluzione negoziata. Ne consegue che crisi e risanabilità non costituiscono concetti sovrapponibili.
L'esistenza di una situazione di difficoltà non esclude necessariamente la possibilità del risanamento; al contrario, il problema centrale è stabilire se, al momento in cui la crisi viene affrontata, esistano ancora condizioni economiche e finanziarie tali da consentire all'impresa di recuperare un equilibrio sostenibile.
In questa prospettiva assume particolare rilievo il test pratico previsto nell'ambito della composizione negoziata. Il decreto dirigenziale del 23 aprile 2026 ne ha confermato la funzione quale strumento di valutazione della ragionevole perseguibilità del risanamento. Il test non è finalizzato ad accertare l'esistenza dello stato di crisi o di insolvenza, ma a misurare il grado di difficoltà del percorso di risanamento attraverso il rapporto tra il debito da servire e i flussi annui disponibili al suo servizio.
La distinzione è rilevante.
La diagnosi della crisi guarda alla situazione dell'impresa; la prognosi del risanamento guarda alla sua possibile evoluzione.
Un'impresa può pertanto presentare squilibri patrimoniali o finanziari significativi e conservare, al tempo stesso, una capacità operativa tale da rendere ragionevole un percorso di risanamento. Specularmente, l'emersione tardiva della crisi può determinare una situazione nella quale la continuità aziendale non è più in grado di generare flussi sufficienti rispetto al debito accumulato, rendendo necessarie soluzioni caratterizzate da maggiore discontinuità.
Il test pratico riflette precisamente questa impostazione: mette in relazione il debito da servire con i flussi che possono essere destinati al suo servizio e serve quindi a comprendere quale grado di difficoltà presenti il percorso necessario al ritorno all'equilibrio.
Ne deriva una conseguenza importante anche sotto il profilo operativo.
La tempestività non dovrebbe essere valutata semplicemente facendo riferimento alla data nella quale l'impresa presenta l'istanza di composizione negoziata. Un accesso formalmente tempestivo non necessariamente coincide con un'emersione economicamente tempestiva della crisi. Ciò che rileva è piuttosto lo stato nel quale l'impresa arriva alla negoziazione: capacità dell'attività caratteristica di produrre margini e cassa, dimensione dell'indebitamento da ristrutturare, fabbisogno finanziario prospettico e possibilità di preservare la continuità aziendale durante il periodo necessario all'attuazione delle misure di risanamento.
Da questo punto di vista, uno degli aspetti più interessanti evidenziati dall'Osservatorio riguarda la diversa performance delle imprese in relazione alla dimensione: Unioncamere rileva che le grandi imprese continuano a registrare esiti positivi in misura nettamente superiore rispetto alle piccole.
Il dato non consente, da solo, di individuare un rapporto causale. Suggerisce tuttavia l'opportunità di approfondire il rapporto esistente tra assetti organizzativi, capacità di monitoraggio, qualità dell'informazione finanziaria e tempestività dell'intervento.
Per le imprese di minori dimensioni il problema della precoce individuazione dello squilibrio potrebbe risultare, pertanto, altrettanto importante della scelta dello strumento giuridico utilizzato per affrontarlo.
La composizione negoziata mostra così una caratteristica peculiare: la sua efficacia dipende non soltanto dagli strumenti che mette a disposizione dell'impresa, ma anche dalle condizioni economico-finanziarie nelle quali l'impresa vi accede.
5. Dalla diagnosi al piano: la sostenibilità finanziaria del risanamento
L'emersione tempestiva della crisi assume valore soltanto se viene accompagnata da una diagnosi attendibile della situazione patrimoniale, economica e finanziaria dell'impresa.
Lo stesso funzionamento della composizione negoziata attribuisce rilievo alla valutazione preventiva della perseguibilità del risanamento. L'Osservatorio rileva, tuttavia, che solo il 35% delle imprese considerate aveva redatto il test pratico di autovalutazione finalizzato a verificare preventivamente la ragionevole perseguibilità del risanamento.
Il dato è particolarmente interessante.
Il risanamento presuppone infatti una valutazione prospettica che non può limitarsi alla ricostruzione della situazione contabile esistente.
Occorre verificare la capacità dell'attività caratteristica di generare flussi di cassa prospettici, la struttura e la sostenibilità dell'indebitamento esistente, la compatibilità tra i flussi generabili e il servizio del debito risultante dalle diverse ipotesi di ristrutturazione.
In questa prospettiva il piano non dovrebbe essere considerato come un mero documento necessario per accedere o proseguire nel percorso negoziale.
Dovrebbe rappresentare lo strumento attraverso il quale verificare economicamente la possibilità del risanamento e quantificare gli effetti delle diverse alternative negoziali.
È proprio in questo passaggio che l'attività dell'advisor economico-finanziario assume rilevanza: non nella sostituzione dell'imprenditore o degli altri professionisti coinvolti, ma nella traduzione delle ipotesi industriali e negoziali in grandezze finanziarie verificabili.
6. Considerazioni conclusive
I dati della V edizione dell'Osservatorio Unioncamere sembrano descrivere uno strumento progressivamente più utilizzato e un numero crescente di percorsi conclusi favorevolmente.
L'aspetto probabilmente più interessante, tuttavia, non risiede solamente nella crescita quantitativa della composizione negoziata.
Il confronto tra imprese e risultati pone al centro il tema dell'effettiva risanabilità economico-finanziaria dell'impresa.
La tempestiva individuazione dello squilibrio, la disponibilità di informazioni attendibili, la capacità di formulare previsioni finanziarie ragionevoli e l'analisi della sostenibilità dell'indebitamento rappresentano quindi elementi centrali non soltanto nella predisposizione del piano, ma nella stessa valutazione dell'opportunità di intraprendere il percorso.
In tale prospettiva, la progressiva diffusione della composizione negoziata può contribuire a spostare l'attenzione dalla gestione delle conseguenze dell'insolvenza alla diagnosi e al trattamento anticipato della crisi.
Il successo dello strumento dipende meno dalla sua disponibilità giuridica che dalle condizioni economico-finanziarie nelle quali l’impresa vi accede e dalla sua capacità di rappresentarle tempestivamente attraverso informazioni prospettiche attendibili.
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IL DIRITTO DELLA CRISI TRA PROCESSO E VALORE DELL'IMPRESA
Teatro Sociale - Piazza Teofilo Folegno, 4 - Mantova, 6/7 Ottobre 2023
A far tempo dal 2004, nel primo fine settimana di ottobre, a Mantova, di concerto
tra il Tribunale e gli Ordini locali di avvocati, dottori commercialisti e notai, unitamente all'Istituto Vendite
giudiziarie di Mantova, è organizzato un convegno che da sempre si occupa, da un angolo di osservazione plurale,
del fenomeno delle crisi d’impresa, intrecciando i saperi delle scienze aziendalistiche e del diritto.
Negli anni l'organizzazione del convegno si è arricchita dell'apporto offerto dell'istituto Centro studi diritto della
crisi e dell'insolvenza nonché da ultimo del supporto scientifico offerto dalla Rivista Diritto della crisi.
Quest’anno l’incontro di studio si soffermerà sulla salvaguardia del valore delle imprese nei percorsi di ristrutturazione
previsti dal Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza, capitolo cruciale del PNNR, e si addentrerà, inoltre,
nei meandri più spinosi della recente Riforma Cartabia del processo civile, esaminando, in particolare,
le problematiche di coordinamento tra le novità del codice di rito e le procedure concorsuali. Il sabato mattina
sarà dedicato alle professionalità che, dentro e fuori il processo, sono chiamate a supportare l'imprenditore in crisi.
Il convegno, more solito, si accosterà ai problemi che incombono secondo un metro costruttivo e interdisciplinare,
orientato a cogliere il senso di un sistema economico-giuridico ormai proteso a perseguire – ad un tempo – l’obiettivo
della ristrutturazione del debito e dell’impresa.
La prospettiva è quella di formare, nel dialogo costante con i magistrati e l'accademia, professionisti della crisi
capaci di cimentarsi con incognite nuove con senso di responsabilità, padronanza di idee e di strumenti.
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- opposizione al marketing diretto;
- revoca del consenso in qualsiasi momento, qualora il trattamento si basi sul consenso.
Ai sensi dell’art. 2-undicies del D.Lgs. 196/2003 l’esercizio dei diritti dell’interessato può essere ritardato, limitato o escluso, con comunicazione motivata e resa senza ritardo, a meno che la comunicazione possa compromettere la finalità della limitazione, per il tempo e nei limiti in cui ciò costituisca una misura necessaria e proporzionata, tenuto conto dei diritti fondamentali e dei legittimi interessi dell’interessato, al fine di salvaguardare gli interessi di cui al comma 1, lettere a) (interessi tutelati in materia di riciclaggio), e) (allo svolgimento delle investigazioni difensive o all’esercizio di un diritto in sede giudiziaria)ed f) (alla riservatezza dell’identità del dipendente che segnala illeciti di cui sia venuto a conoscenza in ragione del proprio ufficio). In tali casi, i diritti dell’interessato possono essere esercitati anche tramite il Garante con le modalità di cui all’articolo 160 dello stesso Decreto. In tale ipotesi, il Garante informerà l’interessato di aver eseguito tutte le verifiche necessarie o di aver svolto un riesame nonché della facoltà dell’interessato di proporre ricorso giurisdizionale.
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